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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 1 - 13 gen 2016
ISSN 2037-4801

Libreria a cura di Paolo Capasso

Ricerca e poesia, tutt'altro che opposti

Ricerca e poesia, tutt'altro che opposti

Intervistata di recente sul rapporto tra la sua attività di scienziata e la sua fede in Dio, Fabiola Gianotti ha risposto che si tratta di due ambiti talmente distanti da essere, proprio per questo, compatibili. In apparenza anche per il rapporto tra scienza e poesia potrebbe bastare la stessa risposta, eppure gli incroci e i parallelismi tra queste due strade, nel corso del tempo, hanno ispirato numerosi e approfonditi studi: l’ultimo, 'Noverar le stelle’ di Marco Pivato (Donzelli), che si chiede appunto “che cosa hanno in comune scienziati e poeti”.

Diciamo intanto che l’autore bazzica entrambi, nel senso che ha alle spalle opere in versi, una laurea in chimica farmaceutica e un’attività di giornalista scientifico. Proprio in quest’ultimo aspetto biografico potrebbe stare una prima risposta: l’autore nota infatti come non esista ricerca scientifica senza comunicazione della stessa, poiché la condivisione dei risultati e del metodo seguiti, per il ricercatore, è un elemento sostanziale e non meramente accessorio o consequenziale del proprio lavoro. Pertanto anche chi opera in laboratorio ha necessità di tradurre in metafore, figurazioni, simboli e allegorie che rendano il senso di ciò che vuole far sapere, esattamente come il poeta. Dice Margherita Hack in modo spiritoso che, altrimenti, le stelle non sarebbero che “enormi masse di gas puzzolenti e mortali”.

C’è poi, in poeti e scienziati, la comune tensione verso l’“arcano”, la curiosità per il mistero, l’insoluto, quella che Leopardi attribuisce al pastore errante il quale, guardando in alto, un po’ come fa l’astrofisico si chiede: “che fa l’aria infinita, e quel profondo / infinito seren? che vuol dir questa / solitudine immensa?”. Non a caso, la natura è uno dei principali leitmotiv poetici – “O natura, o natura / perché non rendi poi / quel che prometti allor?”, per restare a Leopardi, che anche in questo senso è tra gli autori fondamentali – assieme ad alcuni altri temi come l’amore, riguardo cui Pivato ricorda come i progressi delle neuroscienze dovuti alle tecniche di imaging cerebrale spieghino ormai in termini organici e bio-chimici tutte le pulsioni, le emozioni e i sentimenti che raccogliamo sotto tale termine, a partire dalle “farfalle nello stomaco”.

Il saggio illustra così piacevolmente, tra testimonianze raccolte direttamente dall’autore nel corso della sua attività giornalistica e molte citazioni, di letterati come Erri de Luca, Calvino e Catullo e di ricercatori come Einstein, Darwin e Newton, le analogie ravvisabili tra due approcci opposti soltanto in apparenza (basta notare la frequente, comune eccentricità dei protagonisti per capire che non è così). Al finale della lettura, si potrebbe quindi trarre una conclusione: si ritiene spesso che i poeti siano spinti solo dall’afflato istintivo che chiamiamo 'ispirazione’ e che gli scienziati si facciano guidare esclusivamente dal rigore del metodo. Chi ha studiato entrambi i campi, come Pivato, sa bene che non è così: il poeta senza metodo scrive quasi certamente male, così come lo scienziato privo di intuizione e fantasia difficilmente arriverà lontano; la mancanza di sensibilità per entrambi gli aspetti porta il primo alla 'poeticità’ e il secondo allo 'scientismo’, che sono cose diverse dalla poesia e dalla scienza. Al di là dell’ovvia considerazione che chi coltiva entrambi tali aspetti, interessandosi a tutto ciò che è “ricerca e progettazione, scoperta e invenzione”, arricchisce enormemente se stesso come persona.

Marco Ferrazzoli

titolo: Noverar le stelle
categoria: Narrativa
autore/i: Pivato Marco
editore: Donzelli
pagine: 104
prezzo: € 17.00